La scrittura per ensemble nasce spesso da elementi ritmici politimbrici, innestati su suggestioni etniche e popolari, capaci di rinnovare i linguaggi colti attraverso una relazione mobile tra pulsazione, timbro, gesto e memoria.
Ensemble
Lavori per formazioni cameristiche, ensemble strumentali, voci, live electronics e organici misti.
Iayxie
1979 — per 19 strumenti
Durata: 5’
Prima assoluta: Arezzo, CIPAM, 1979; Ensemble CIPAM, dir. Aldo Brizzi
Iayxie fu scritto nel 1979 durante i corsi estivi di Sargiano, tenuti da Aldo Clementi. In quell’occasione riuscii a riunire alcuni dei migliori allievi del corso, creando una sorta di illusoria grande orchestra formata da 19 strumenti assai eterogenei.
Il brano era anche uno studio preparatorio rispetto al lavoro che stavo già sviluppando in Wayang Purwa, per oboe e orchestra. Tutto nasceva da un gioco sui timbri e sui suoni non ordinari degli strumenti: materiali sonori che diventavano musica attraverso la poesia del timbro, più che attraverso l’articolazione tradizionale delle note.
Objet d’art
1980 — per flauto e 8 archi
Durata: 10’
Premio: Venezia Opera Prima
Editore: Editions Salabert, Paris
Prima assoluta: Pavia, 1981; European Community Youth Orchestra, dir. James Judd
In Objet d’art, la decomposizione timbrica sostituisce la percezione armonica e, in parte, quella ritmica, per assurgere a una dimensione segretamente poetica.
Le erbe nella Thule
1984–85 — per soprano leggero e 8 strumenti
Durata: 24’
Commissione: Ministero francese della Cultura
Editore: Editions Salabert, Paris
Prima assoluta: Paris, Centre Pompidou, 1985; Ensemble 2E2M, soprano Judy Wham, dir. Paul Méfano
Le erbe nella Thule è una composizione in tre parti ispirata a tre poesie di Harry Martinson: Dora, Il cigno e Cimitero. Il testo letterario agisce come costante formale: la voce non canta le parole dei poemi, ma frammenti sonori tratti dal testo originale svedese, dando vita a una sorta di madrigale astratto.
Il libro dell’interrogazione poetica I
1983–84 — per 6 percussionisti ed ensemble
Durata: 18’
Premio: European Year of Music — Cologne-Venice-Paris 1985
Prima assoluta: Cologne, WDR, 1985; Ensemble Köln, dir. Robert Platz
Il libro dell’interrogazione poetica I è la prima parte di una composizione in sei sezioni ispirata alla Creazione e alla Genesi. L’opera si fonda su una serie di relazioni numeriche. La macrostruttura conosce due tipi di centri: ff-beat di tom-tom e grancassa e beats on the silence, il centro vuoto, che rilasciano energia. L’interrogazione diventa poetica quando il desiderio emotivo e l’idea di ricerca della bellezza si incontrano.
Il libro dell’interrogazione poetica III
1987 — per 3 voci di basso, 7 ottoni, 2 percussionisti e live electronics
Durata: 20’
Commissione: Fondation Royaumont
Prima assoluta: Royaumont, 1987; Singcircle London, Ensemble de cuivres et percussions de l’InterContemporain, dir. Annick Mink
Il libro dell’interrogazione poetica III è basato sulla risonanza. Un ampio insieme di gong e tam-tam costituisce il suono primordiale: la sua risonanza passa ad altri metalli, gli ottoni, il cui soffio passa a sua volta alle voci, in un circolo magico e costruttivo dove tutto è risonanza d’altro e tutto arricchisce ciò che sta per venire.
Kammerkonzert n. 1
1986 — per flauto concertante, violino, clarinetto e pianoforte
Durata: 16’
Prima assoluta: Jerusalem, Israel Festival, 1986; Nuovo Ensemble di Torino, dir. Aldo Brizzi
Kammerkonzert n. 1 fu scritto nel 1986 per l’Israel Festival di Gerusalemme. Articolato in due movimenti, il brano esplora la percezione di diversi piani e prospettive di tempo, dinamica, ritmo e timbro a partire da una stessa parte musicale “solistica”: nel primo movimento il flauto emerge come parte preminente, mentre gli altri strumenti ne prolungano la risonanza; nel secondo, tutti gli strumenti diventano come un unico strumento.
Kammerkonzert n. 2
1989 — per 10 archi
Durata: 7’
Editore: Editions Edipan, Rome
Prima assoluta: Antibes, Fondation Sophia Antipolis, 1989; String Ensemble of the Berlin Philharmonic, dir. Aldo Brizzi
Kammerkonzert n. 2 fu scritto nel 1989 per il Philharmonisches Kammermusik Collegium Berlin, un gruppo di solisti della Filarmonica di Berlino, e presentato in prima esecuzione a Sophia Antipolis, nel sud della Francia, in occasione delle celebrazioni per il ventesimo anniversario del centro. Dedicato alla memoria di Giacinto Scelsi, è un concerto da camera per dieci archi senza solista.
La lingua della soglia
1996–97 — per 7 strumenti
Durata: 11’
Commissione: Radio France
Prima assoluta: Paris, Radio France, Festival Présences, 1997; Ensemble of the Radio France Philharmonic Orchestra, dir. Tsung Yeh
La lingua della soglia nasce dallo studio delle musiche tradizionali dell’Africa centrale e, in particolare, dalle ricerche di Simha Arom sulla musica dei pigmei Aka.
Alcuni elementi di quelle pratiche musicali — ambiguità delle altezze e delle durate, polimetria, tecnica dell’hochetus, interconnessione poliritmica di accenti, timbri e attacchi — diventano materiali capaci di arricchire il sistema operativo della composizione.
Barravento
1998 — per contrabbasso solo, sax basso concertante, ensemble, live electronics e sequenze preregistrate
Commissione: GRAME, Lyon
Prima assoluta: Saint-Étienne, Musée d’Art Moderne, 1999; Jean-Pierre Robert, Daniel Kientzy, Ensemble Orchestral Contemporain de Lyon, dir. Daniel Kawka
Barravento prende avvio dallo studio delle musiche tradizionali afro-brasiliane e dal tentativo di verificare come alcuni loro elementi possano incontrare e arricchire il sistema operativo della composizione.
Nelle pratiche del candomblé, barravento è anche un ritmo e indica l’attimo immediatamente precedente alla propulsione nello stato di trance: una soglia di trasformazione, instabilità e possessione.
Nimrud
2015 — per orchestra di flauti
Durata: 10’
Prima assoluta: Paris, Mairie du XVII, 2015; Orchestre de Flûtes Français, dir. Joël Soichez
Nimrud è una riflessione su ciò che non esiste più: città antiche devastate e distrutte, ormai divenute pura testimonianza di storia e civiltà. In un affresco poliritmico leggibile a diverse profondità, la musica entra in contatto con la memoria di ciò che non esiste più e che ancora permane in forma illusoria, o invisibile.
Palmyra
2016 — per ensemble polyrhythmic monody
Durata: 12’
Prima assoluta: mai eseguita
Palmyra, sottotitolato polyrhythmic monody, nasce come reazione intima alla distruzione di città antiche e luoghi sacri del Medio Oriente. Non fu concepito come gesto pubblico di denuncia, ma come un modo silenzioso di dare forma a una rivolta interiore.
La partitura è una trama fitta di linee ritmiche che, nella percezione dell’ascoltatore, tendono quasi a diventare un’unica melodia: una traccia lasciata su una pagina bianca, in un deserto dove Palmyra, Nimrud e molti altri luoghi non esistono più.