Composizioni per orchestra, in alcuni casi orientate alla ricerca di un equilibrio e di una sovrapposizione tra immobilità e movimento.
Orchestra
Lavori per orchestra e grande orchestra, dal primo catalogo sinfonico alle commissioni internazionali.
Wayang Purwa
1978–81 — per oboe e orchestra
Durata: 11’
Prima assoluta: Montepulciano, VI Cantiere Internazionale d’Arte, 1981; Cantiere di Montepulciano Orchestra; oboe Burkhard Glaetzner, dir. Jan Latham Koenig
Wayang Purwa significa “teatro d’ombre”: il Wayang Purwa è il teatro d’ombre della tradizione giavanese-indonesiana.
Il concerto per oboe e orchestra, come tutte le opere di Brizzi — da Iayxie a Serenata — tenta di erigersi sul vuoto, in una spoliazione estrema del fatto sonoro; l’io partecipa all’esserci come altro, puro e anonimo processo che si avvera solo nell’hinc et nunc. In questa riduzione delle “qualità” del suono, in questo apparente impoverimento, ovvero distacco, il suono riacquista la propria dimensione accidentale, ovvero factum brutum.
Renzo Cresti, 1981
Morgana
1986–89 — per grande orchestra Tre studi sull’illusorio per un balletto immaginario
Durata: 18’
Commissione: Ministero della Cultura francese
Materiale a noleggio: Radio France Library / INA
Prima assoluta: Paris, 1989; Radio France Philharmonic Orchestra, dir. Jan Latham Koenig
Morgana è una composizione per orchestra sinfonica divisa in tre parti, da cui deriva il sottotitolo: Tre studi sull’illusorio per un balletto immaginario.
Il senso dell’illusorio è dato da una incessante ripetizione ritmica che, attraverso il timbro, diviene percezione poliritmica. La prima parte è stata scritta nel 1986, la seconda e la terza nel 1988–89.
Nosce te Ipsum
1993–94 — per grande orchestra
Durata: 21’
Commissione: Donaueschingen Festival
Prima assoluta: Donaueschingen, Donaueschinger Musiktage, 1994; SWF Sinfonieorchester Baden-Baden, dir. Zsolt Nagy
Nosce te Ipsum è una composizione per grande orchestra a microintervalli, composta esclusivamente da strumenti a suono continuo.
Le componenti armoniche sono inestricabilmente legate a quelle melodiche. Esse ricercano un rigore contrappuntistico alieno da qualsiasi tipo di ornamentazione.
La risultante percettiva vuole essere un punto ottimale di equilibrio tra immobilità e movimento continuo del suono, inteso come profonda secrezione spirituale sostanziata di coscienza.
Afrodite
1997 — per orchestra
Durata: 7’
Prima assoluta: Palermo, Teatro Massimo, 2016; Orchestra del Teatro Massimo, dir. Aldo Brizzi
Afrodite è la trascrizione per orchestra, con alcune libertà, di L’épreuve du labyrinthe, il brano per viola e viole preregistrate su nastro.
Qui la differenziazione timbrica delle varie voci permette una percezione delle poliritmie e delle polimetrie. La pulsazione crea uno “swing” tra il nostro linguaggio contemporaneo e melodie microtonali dal sapore di un Oriente immaginario.
Ci ritroviamo così in un labirinto di segni attraversato da echi che rimandano incessantemente a diverse culture musicali.